
Il tema della dualità è spesso presente, anche se in modi a volte inconsapevoli, nella costruzione dei miei lavori. È facile associare questo atteggiamento al relativismo psicologico caratteristico di alcune opere letterarie di Pirandello, anche se questa interpretazione non è l’unica possibile. Ho studiato, come tutti, l’opera di Pirandello a scuola e, come molti, l’ho fatto in maniera superficiale e poco appassionata. Anni dopo ho avuto l’occasione di leggere il testo della piece teatrale “Sei personaggi in cerca d’autore” che mi ha spinto a riflettere sul tentativo impossibile, cui anelano i personaggi, di vivere una vita coerente con i loro desideri e sul modo di trasmettere atteggiamenti che non corrispondono alla realtà interiore ma a convenzioni sociali.
Un’altra lettura affascinante in questo senso è stato il libro di Stevenson “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”. Sdoppiamento, personalità differenti, impossibilità di cogliere le infinite sfaccettature dell’animo umano e di scrutarne a fondo la profondità, sono temi toccati dal romanzo e che si possono riscontrare nelle mie opere. “L’abito non fa il monaco” non è solo un
modo di dire, è una sintesi dell’ambiguità dei comportamenti umani che rappresento in alcuni miei lavori. Opere come “Double 1” e “Double 2” ne sono l’esemplificazione più immediata.
Ma se la nostra interiorità non possiede cartteristiche univoche, la realtà esterna non è da meno. Quello che percepiamo è reale o è una interpretazione soggettiva dei nostri sensi? La trilogia di Matrix dei fratelli Wachowsky , a mio giudizio, analizza in modo impietoso quello che per noi è la rappresentazione del mondo. “What is Reality?” recita uno dei personaggi del film e in questa frase è racchiusa tutta l’insicurezza e l’incertezza delle nostre vite. Vediamo o interpretiamo quello che vediamo? O peggio, vediamo quello che qualcuno ci induce a vedere con strategie più o meno subdole? È il mondo della moderna comunicazione, della pubblicità, dei media che ci parlano di fatti che accadono in ogni luogo del mondo, dell’informazione filtrata da valutazioni di gruppi di potere che ne alterano il significato. “Dubbio” è la parola che meglio esprime il mondo che ci circonda, il mondo dell’apparenza. Ed è su questa riflessione che si sviluppa un altro tema che permea i miei lavori: la molteplicità dei significati espressi da una stessa immagine. Viviamo in un mondo dominato dalle immagini che cambiano continuamente significato: esempio sorprendente è il ritratto fotografico di Che Guevara realizzato da Alberto Korda, una delle immagini più riprodotte a livello mondiale, simbolo rivoluzionario, ma anche gadget su prodotti di massa e a volte di lusso. Ogni immagine è ambigua e nasconde pluralità di significati, si sdoppia o si moltiplica. Così anche i miei lavori appaiono ambigui, sdoppiati. Perfino la “trasmigrazione” di un lavoro da un medium ad un altro è un aspetto
di questa ambiguità che mi piace indagare. Mi spiego meglio: spesso le opere hanno più “formati” di visualizzazione: un video può avere una versione fotografica o una serie di foto possono trasformasi in una sequenza video, analogamente un’installazione diviene un video, in un processo di contaminazione infinito. Il significato resta uguale nel passaggio da un medium ad un altro o il concept si articola e si trasforma? Stiamo guardando la stessa opera o un’opera diversa che trasfigura e altera il lavoro di partenza?
Non fidarti mai delle immagini. Le immagini ingannano, sempre. Esse non sono oggettive e sono strumentali a idee anche contrapposte.
Dopo quanto ho detto appare quasi scontato che io esponga il mio lavoro su Second Life, un luogo “doppio” per sua natura, che fa della realtà una mera apparenza.
La mostra "Double Reality" è visitabile dal 13 settembre al 12 ottobre su Second Life all'indirizzo http://www.portalesila.it/life/dangelo/
E'possibile scaricare gratuitamente il catalogo dell'evento al link http://stores.lulu.com/store.php?fAcctID=3017858
Opening 13 settembre ore 20.00